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Lezione con Carlo Pacifici a Catanzaro

Carlo Pacifici, responsabile della CAN D, ha preso parte alla riunione tecnica della Sezione di Catanzaro dello scorso 10 aprile. All’incontro erano altresì presenti: Rosario D’Anna, componente del Comitato Nazionale dell’AIA; Stefano Archinà, Presidente del CRA Calabria; Francesco Squillace, componente della CAN D; Francesco Falvo, componente della CAN 5; Enzo Meli, responsabile del Modulo Regolamento del Settore Tecnico dell’AIA; tutti i componenti del Comitato Regionale Arbitri della Calabria; tutti gli arbitri e gli osservatori calabresi inquadrati alla CAN D; molti Presidenti delle consorelle sezioni calabresi.
Lorenzo Costa, Vicepresidente della Sezione di Catanzaro unitamente a Salvatore Russetti, ha dato, prima dell’inizio ai lavori, una bella notizia che dà grande lustro a tutta l’Associazione: Sandro Dolce, sostituto procuratore presso la Procura Generale della Corte d’Appello di Catanzaro, associato della Sezione di Catanzaro e Presidente della Commissione Regionale di Disciplina della Calabria, è stato nominato dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura componente della Direzione Nazionale Antimafia.
Carlo Pacifici, dopo essersi unito al plauso, ha illustrato all’attentissima platea il suo concetto di essere arbitro. Ha subito distinto tra il fare l’arbitro e l’essere arbitro. «Chi fa l’arbitro – ha precisato Pacifici – si limita ad applicare le regole nel rettangolo di giuoco; chi è arbitro, invece, lo è in tutti i contesti della vita». Essere arbitro significa esprimere capacità e carisma, dentro e fuori dal terreno di giuoco, assumendo il comportamento più adatto al contesto in cui si trova. «L’arbitro – ha continuato – deve essere in grado di prendere decisioni importanti in situazioni di stress e, quindi, di assumersi le responsabilità conseguenti alla sua decisione. Il direttore di gara deve saper gestire i momenti di difficoltà e gli errori, metabolizzandoli e resettandoli. L’arbitro, pertanto, non deve avere paura di sbagliare, perché deve decidere, ma deve saper ripartire dall’errore. Tali capacità non sono un dono naturale o un talento, ma è il frutto di lavoro, metodo, applicazione. I talenti, se non sono curati e non hanno carattere, si perdono».
Lo studio delle regole, il lavoro, l’allenamento, secondo il commissario della CAN D, sono il punto di partenza per raggiungere grandi risultati: «Niente arriva per caso. Occorre saper aspettare e cogliere il momento giusto: non esistono scorciatoie e non bisogna avere fretta». L’arbitro che vuole crescere deve avere chiari questi punti: bisogna conoscere se stessi ed essere aperti alle novità; occorre porsi sempre nuove sfide, possibili, ed essere consapevoli che, da una situazione negativa, si esce sempre più forti. Un’ulteriore e fondamentale componente della prestazione arbitrale, ha fatto presente Pacifici, è costituita dalla comunicazione, verbale (durante la gara occorre saper modulare il tono della voce a seconda delle circostanze; fornire brevi chiarimenti ed evitare filippiche o lunghe ed inutili discussioni), paraverbale (aspetto) e non verbale (gesti). Pertanto, l’arbitro dovrà curare, con attenzione, anche tale aspetto. Il relatore ha evidenziato, inoltre, che, oggi, la preparazione della partita non si esaurisce nell’allenamento e nello studio del regolamento, ma esige anche la conoscenza degli schemi e delle tattiche di giuoco che, nel corso della gara, consentiranno una migliore gestione delle proprie forze, nonché di minimizzare l’effetto sorpresa durante le fasi di giuoco.
Carlo Pacifici, nel corso del suo brillante e molto apprezzato intervento, ha ribadito, più volte, due concetti cardine che delineano la prestazione arbitrale e permettono di identificare un bravo arbitro: la capacità di superare l’errore ed il coraggio di decidere, precisando il seguente e fondamentale fatto: un arbitro decide sempre, anche quando non decide. Il relatore ha concluso la sua applauditissima relazione citando un vecchio proverbio spagnolo, il quale si attaglia perfettamente con la figura dell’arbitro e l’attività arbitrale: «Un conto è parlare di tori, un altro è stare nell’arena».

Fonte www.aia-figc.it

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