Celi a Paola

Domenico Celi in visita a Paola

L’ospite ha intrattenuto la platea con una lezione basata molto sul confronto con gli attenti arbitri in sala, rispondendo a tutte le domande ed esaudendo loro anche la più semplice curiosità, che può suscitare la presenza di un arbitro di Serie A alla riunione tecnica obbligatoria. Lo sprone principale, anche alla luce di alcuni episodi di violenza con vittime associati della sezione di Paola, è stato quello di non abbattersi mai e di superare ogni difficoltà, senza condizionamenti futuri da stupidi che vorrebbero far valere le proprie ragioni, se mai ne avessero qualcuna, solo alzando le mani su ragazzi che scendono in campo con l’intento di dare il meglio, ma soprattutto nella più totale buona fede.
Domenico Celi è stato a Paola lo scorso 10 aprile, nell’ambito del tour stagionale delle sezioni dei fischietti della massima serie e del campionato cadetto, nonché dei componenti delle commissioni designatrici nazionali, voluto dal presidente nazionale Marcello Nicchi per accorciare sempre più le distanze tra i vertici e la base dell’AIA.
Il fischietto della sezione di Bari ha impostato la lezione soffermandosi molto sul comportamentale, sollecitato dalle domande degli attenti arbitri in sala; in prima linea vi erano coloro freschi d’esame e immessi da pochi giorni, i quali, alla loro prima presenza a una riunione tecnica, si sono trovati davanti ad un collega che fino a ieri vedevano solo in Tv e che finora ha diretto più di cento gare in Serie A. Quale migliore impatto con l’associazione?
“Mimmo” Celi – nelle battute iniziali dopo la sua presentazione alla platea da parte del presidente sezionale Franco Longo – si è rivolto in prima persona a Gianluca De Luca, il ragazzo che nelle settimane scorse, in una partita della Prima Categoria calabrese, ha subito una vile aggressione, passata all’attenzione delle cronache nazionali: «La carriera arbitrale potrebbe essere condizionata da questi episodi. Tu hai forse vissuto il momento più difficile, che adesso devi superare, reagendo in maniera forte e determinata, partendo da un dato di fatto: l’individuo che ti ha colpito nulla ha a che fare con il calcio».
La lezione di Mimmo è proseguita sempre sull’aspetto comportamentale: «Ognuno si pone in campo con il proprio modo di essere, che potrebbe non essere opportuno in alcune situazioni di criticità. Proprio su questo bisogna lavorare per crescere, smussando gli aspetti negativi del proprio carattere. Di contro, se dinanzi ad una situazione fibrillante vi ostinate ad assumere atteggiamenti rasenti il provocatorio, portate in campo altra tensione, che non vi facilita il compito di raggiungere l’obiettivo, farvi accettare dai contendenti in campo».
Proprio l’essere ascendenti verso i calciatori, ha specificato ancora l’ospite, potrebbe consentire di fare il salto di qualità al direttore di gara: «Se vi farete “accettare”, anche le proteste per un eventuale errore saranno contenute. Cercate inoltre di mantenere costante la soglia di tollerabilità, intervenendo senza esitazioni con la sanzione disciplinare già dai primi minuti appena questa viene superata, senza mai soprassedere. Ne va della vostra credibilità».
Mimmo Celi ha infine elargito qualche consiglio pratico sulla collaborazione arbitro – assistenti, concludendo la riunione rivolgendosi ai direttori di gara che si sono affacciati per la prima volta in ambito nazionale, dando gli opportuni ragguagli per abituarsi subito alla realtà calcistica della regione in cui si era stati designati.
La piacevolissima serata si è conclusa con la consegna di un omaggio di Longo a Celi, in nome di tutti gli arbitri paolani, raffigurante il Patrono della Calabria, San Francesco di Paola.

Fonte www.aia-figc.it

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